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Il Serpente dalla religione animista alla cultura romana

2023-04-19 19:59

A.M.

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Il Serpente dalla religione animista alla cultura romana

I Geni erano retaggio della religione animista dove il “divino” è in tutto, nel generale e nel particolare (uomini, luoghi o animali)

 

Il Serpente

nella cultura romana e religione animista

Il simbolismo del serpente nella tradizione religiosa romana ha genesi arcaica e funzione originale.

In un passo dell’Eneide, Enea mentre è intento a compiere sacrifici in favore del padre Anchise, scorge improvvisamente un serpente il quale dopo aver tratto sette cerchi intorno al sepolcro si allontana, stupito per l’apparizione Enea e  resta “incerto se pensare che sia un Genio del luogo o un messaggero del padre” (Aen. 5, 95-96). 

Il commento di Servio Mario Onorato al passo, annota come infatti, non vi sia luogo che non abbia un proprio Genio ("nullus locus sine Genio"), e frequentemente questo è raffigurato da una serpe (ad Aen. 95).

Ma cosa sono i Geni?

I Geni romani erano a grandi linee, creature intermedie fra gli Dei e gli uomini.

I Geni erano sostanzialmente retaggio della prima religione, quella animista, e per capire la loro  funzione bisogna comprendere che nella religione animista tutto è permeato da una forza, da un'energia e da un'intelligenza, il “divino” è in tutto, nel generale e nel particolare (uomini, luoghi o animali).

Ovunque c'è un entità che protegge e custodisce, quindi per i Romani, come per le antiche popolazioni italiche, i Geni potevano essere invocati, pregati o ingraziati con offerte ovunque, il loro culto non era riconosciuto dallo stato, era un culto pagano (cioè del pagus, del villaggio) ma comunque diffusissimo, (in epoca imperiale il culto diviene iconografia pubblica).

Il termine Genius proviene dal verbo latino “gignere”, che significa “generare” o “creare”. Questa parola veniva usata per indicare un'entità che rappresentava una forza creatrice generale ma suddivisa in molteplici forme generative, io per assimilare il concetto ho immaginato uno spartito musicale dove ogni nota è funzionale ed indispensabile all'armonia della melodia.

 

Ovunque era la presenza di un’entità che custodiva e proteggeva, quindi accanto ai Genii dei singoli, ci sono i genii delle singole famiglie, Genius familiaris, da cui, in modo più esteso, la Gens, o delle comunità, come il Genius Populi Romani, esisteva anche un Genio del luogo, ad esempio ove sorse Roma, Genius Urbis Romae.

 

Al Genius venivano offerte in dono fiori, piante, incenso, profumi, vino e cibo.

 

Anche in Grecia c'erano delle divinità, o semi divinità vagamente corrispondenti al concetto di Geni, ed erano i Daimon, e  nella religione orfica (movimento religioso sorto in Grecia, presumibilmente verso il VI secolo a.C., intorno alla figura di Orfeo), il Demone è l'essenza dell'anima, imprigionata nel corpo per una colpa compiuta e da cui cerca di liberarsi, concetto molto simile a certe filosofie buddiste di reincarnazione espiatoria.

Il termine è forse legato al verbo daioma i, che significa “spartire”, “distribuire”, col significato di colui che “distribuisce o assegna il destino”. 

Per Socrate invece, il Dàimon è lo spirito-guida che lo assiste spesso nelle sue decisioni, ma non solo Greci e Romani credevano in questa entità personale, gli Etruschi ad esempio contemplavano un Genio femminile ed alato, la Lasa, che accompagna il defunto dalla nascita fin nel mondo dei morti. 

 

Tornando alla tradizione romana, il Genio poteva apparire in diverse forme, umano o animale, ed il serpente era di sovente il Genio della casa, dunque un Genius Loci, che non va però confuso con il Lare che era è il Genio del luogo posseduto dall'uomo o che l'uomo attraversa (i Lari Compitali o i Lari Permarini), mentre il Genius loci è il Genio del luogo abitato.

anello fascinus oro

Il Genius loci era una divinità a tutti gli effetti il cui genere era sconosciuto, le serpi quindi, venivano spesso ritratti in coppia con tratti fisici ben distinti, sia per sottolineare l’incertezza circa il genus , sia per richiedere la protezione di entrambi: si deus, si dea; infatti quando si pregava il Genius loci bisognava precisare "sive mas sive foemina" (che sia maschio o che sia femmina).

 

Nella tradizione romana dunque, il serpente era quasi considerato alla stregua di un animale domestico, un anomale benevolo e porta fortuna.

Ma l'accezione positiva del Serpente nella cultura romana a cosa era dovuta?

Il  serpente in molte, se non ogni cultura antica è stato associato in qualche modo alla grande alla Grande Dea Madre.

Il culto della Grande Madre risale al Neolitico, forse addirittura al Paleolitico se si leggono in questo senso i ritrovamenti delle numerose statuette di veneri paleolitiche ritrovate in tutta Europa. 

L'intreccio fra mito e cosmologia (un modo per spiegare l'origine, la storia e l'evoluzione del cosmo o dell'Universo basato sulla mitologia religiosa), che caratterizza tale figura riguarda un periodo molto esteso che, almeno in Europa, va dal 35.000 a.C. al 3.000 a.C. circa; trattandosi però di un principio dalla valenza universale, non c'è civiltà della storia umana che non abbia attribuito alla maternità una sua qualità divina. 

 

La Grande Madre è presente in molte regioni con nomi diversi:
 

  • Mediterraneo: Cibele, Iside, Atargatis, Semele, Demetra, Bona Dea, Tellus, Ma-Bellona;
  • in Mesopotamia Aruru, Nintu, Ninhursaga;
  • tra gli Egizi Hator;
  • tra i Sumeri Inanna;
  • per gli Ittiti Hepat;
  • tra i Semiti Ishtar;
  • tra i Cananei Anath;
  • tra gli Indiani Durga, Kali, Prithivi;
  • tra i Cinesi Kwan-yi;
  • tra gli Aztechi Coatlicue; 
  • tra i Giapponesi Kannon;

 

Nel neolitico in termini intellettivi, la vita umana era molto semplice e legata simbolicamente oltre che simbioticamente  alla terra e al suo ciclo naturale. 

Mi spiego meglio, una mucca, per la sua abbondante produzione di latte diveniva simbolo dell'allattamento, un animale feroce diveniva allegoria del guerriero, il serpente per alcune sue caratteristiche venne associato alla Dea Madre.

Il serpente cambia pelle periodicamente, avviene quando il serpente sta crescendo e quindi si libera della muta che lo costringe e ne limita il movimento. Il cambiamento della pelle fu interpretato come un fenomeno straordinario e portò a credere che la muta fosse la diretta conseguenza della rinascita del serpente dopo la sua stessa morte. Il serpente attraversa la morte  incolume lasciando a terra il suo vecchio corpo; vi è inoltre un altra lettura, il serpente (anche i maschi fanno la muta), ha la capacità di far uscire un corpo da un altro e è possibile solo nel genere femminile tramite il parto, il collegamento fu presto fatto, si cementò così il connubio e la reciprocità fra le due figure per millenni.
Queste divinità non erano semplicemente figure legate ad una generica “fertilità”, è ormai assodato che esse esplicassero la funzione di ogni forma divina, spirituale e religiosa nel senso più ampio del termine. Esse incarnavano la natura, erano creatrici e distruttrici, erano madri e vergini erano libere e selvagge e rappresentavano l’equilibrio duale di ogni cosa
Con il connubio con il rettile, l’iconografia diviene sempre più complessa e totemica, il serpente diviene Dea stessa e viceversa.

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Nell'antica roma i bracciali (armille), erano piuttosto diffusi, si portavano sia alle braccia che ai polsi oltre che alle caviglie (periscelides). 

Sono quasi sempre in oro, pochi quelli in argento e bronzo. 

Il modello prevalentemente rinvenuto a Pompei ed Ercolano, è quello a serpente, generalmente con il corpo del rettile avvolto in una o più spire, o a due teste affrontate, o con pietre incastonate sul capo o negli occhi.

Il serpente nei gioielli era riconducibile, non ai Genius Loci ma alla Dea Tellus (colei alla quale dobbiamo la pratica della inumazione dei cadaveri; la terra che come un grembo ci riaccoglie) e/o al culto di Iside e Serapide importato da Alessandria d'Egitto.
I bracciali hanno cambiato stile negli anni, quelli con avvolti in spirali e teste di serpente divergenti sono del I sec. a.c. quelli con profilo a nastro con una sola testa, sono di età augustea e quelli con sezione tonda (come quella della foto), del I sec. d.c. inoltrato.

Il serpente, nell'antichità, in tutte le epoche e in tutte le parti del mondo, ebbe un significato sacro e apotropaico, un culto forte e sentito da tutti.

Il divino con accezione matriarcale già prima del cristianesimo inizia ad essere insidiato da un nascente patriarcato, il serpente che donava un importante potere temporale al femminile non è Piu una figura benevola, ad empio Apollo uccide il Pitone sacro di Delfi, impossessandosi del santuario della dea Gea, ma è con l’avvento della Chiesa Cattolica che si ha una vera e propria demonizzazione del culto della Grande Madre/Serpente quando Satana prende le sembianze del serpente ingannatore per soggiogare la sciocca Eva e indurla a disobbedire a Dio.

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questa è una mia creazione liberamente ispirata al bracciale de I secolo, anello in oro giallo e argento 

Per vedere altre Foto del modello in oro clicca qui 


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